<link rel="stylesheet" href="//fonts.googleapis.com/css?family=Roboto%3A400%2C400i%2C700">Regime dei minimi 2019 — novità e caratteristiche del regime forfettario, tassazione e coefficiente di redditività
Regime dei minimi 2019

REGIME DEI MINIMI – LE ULTIME NOVITÀ

Le ultime novità del regime fiscale.

Ecco chi può accedervi e quali sono le fasce di reddito e i criteri di permanenza. 

Ormai vecchio, il regime dei minimi è stato soppiantato dal regime forfettario che lo ha sostituito nel corso del 2018.

Parte introduttiva

Il regime dei minimi è un vantaggioso trattamento fiscale introdotto a partire dal 1º gennaio 2008 (varato con L. n.224 del 24/12/2007) proposto dall’allora esecutivo per semplificare la fiscalità delle nuove partite iva e avvantaggiare i nuovi professionisti.

Nonostante ciò, il regime forfettario mantiene in completo tutti i criteri che già sono noti fino ad ora con l’aggiunta, però, di alcune nuove caratteristiche.

Quest’ultimo, infatti, è stato prorogato ed aggiornato dal nuovo governo giallo-verde.

Proprio nel corso della prima settimana di dicembre, il forfettario è stato ulteriormente rivisto in un disegno di legge Bilancio 2019 che, se approvato così come recentemente presentato in Commissione, innalzerà la soglia di reddito che prospetta la permanenza dei contribuenti fino a €65.000, invece dei 30.000 euro fino ad ora previsti.

Chi può accedere al regime forfettario?

Possono accedere a questo regime tutte le partite iva individuali che non abbiano attività in regime speciale: edicole, agricoltori, ecc.

Sono esclusi da questo trattamento fiscale i soci di aziende, associazioni e società a responsabilità limitata, se, contemporaneamente alla fruizione del regime agevolativo, non sottostanno alla trasparenza fiscale.

L’età anagrafica

Per quanto riguarda l’età anagrafica non esiste alcun vincolo minimo o massimo come soglia di anzianità per l’acesso o la permanenza in questo trattamento fiscale.

Inoltre, specifichiamo che si può accedere a questo regime se il professionista non ha mai avuto una partita iva prima d’ora ovvero nel caso in cui sia stata chiusa da più di 3 anni.

2 requisiti specificati

Se la partita iva ha uno degli ultimi due requisiti specificati, sarà possibile ottenere un vantaggioso 5% di tassazione per i primi 5 anni di attività, in caso contrario l’aliquota sarà al 15%.

In ultimo sono considerate “non nuove” anche quelle partite iva che, aperte da anni, non hanno raggiunto ricavi per 65.000 euro e, se il titolare lo desidera, potrà chiedere nel 2019 la trasformazione nel nuovo regime.

Per quanto riguarda la permanenza in questo regime, non ci sono vincoli in durata e permanenza.

Beni strumentali regime dei minimi

Le caratteristiche del nuovo regime del forfettario

Ricordiamo soprattutto che il regime forfettario resta un trattamento senza Iva, quindi si incassano somme per il costo reale del prodotto/servizio e che, altro punto interessante per i professionisti, non ci sono spese fisse in termini di tasse: tutto ciò che si verserà al fisco sarà determinato sulla base del reddito effettivamente incassato.

Se non ci sono ricavi, nulla sarà dovuto.

Per ricavare il reddito imponibile

Come negli scorsi anni, anche in questo regime, per ricavare il reddito imponibile con il quale poi riuscire a calcolare l’imposta sostitutiva e i contributi INPS da versare, ci si servirà del coefficiente redditività (di cui parleremo nello specifico più in basso).

Come sempre, non sarà prevista ritenuta d’acconto sul compenso e non ci saranno ritenute sui compensi rispetto a quanto erogato perché in tale regime il professionista non agisce come sostituto d’imposta.

Ricordiamo anche che non ci sono libri contabili da tenere in rendicontazione.

Conservare fatture emesse e ricevute

È obbligatorio solo conservare fatture emesse e ricevute. Soprattutto, per chi si serve del regime agevolato, non è previsto l’obbligo della fatturazione elettronica, questione certamente importante per chi fa impresa negli anni della tecnologia 4.0.

Quindi, in chiave pragmatica, ciò potrebbe aiutare molti professionisti ad evitare un annoso problema che da mesi sta mettendo in difficoltà soprattutto i più navigati professionisti e dottori commercialisti.

Le modifiche proposte nel nuovo modello 2019

Ma esaminiamo più da vicino qual è il meccanismo che muove ora le piccole partite IVA e gli autonomi nel nuovo anno fiscale. Le modifiche riguardano in particolare due novità.

Vediamo quali in due punti:

  1. un ridotto livello secondo flat tax (tassazione piatta);
  2. l’estensione del regime agevolato a contribuenti che non superino € 65.000 in volume di compensi.

Per quanto concerne il primo punto, la modifica apportata è stata tanto desiderata dall’attuale esecutivo ma, se il disegno di legge proseguisse nell’iter bicamerale così come concepito, questo trattamento fiscale agevolativo non si applicherebbe a tutti coloro che hanno avuto, nei 24 mesi antecedenti, prestazioni di lavoro presso i medesimi soggetti ovvero a persone riconducibili ai medesimi.

Perché è stato stabilito?

Questo criterio è stato stabilito e appositamente concepito per combattere il fenomeno delle false partite iva, triste fenomeno che consente ai datori di lavoro “truffaldini” ulteriori vantaggi fiscali a scapito del professionista che, molto spesso, sarebbe un lavoratore subordinato a tutti gli effetti.

Inoltre, da quest’anno, saranno eliminate del tutto le limitazioni riguardanti il valore dei beni strumentali (prima per un totale massimo di 20.000 euro) e la soglia percepita come lavoratore dipendente.

La tassazione nel regime dei minimi

Scendiamo ora nel dettaglio delle aliquote “piatte” previste dal governo Di Maio-Salvini. Gli importanti cambiamenti potrebbero riguardare più di mezzo milione attualmente collocato nel regime dei minimi, mentre più di un milione di contribuenti italiani nel forfettario.

Il 2019 sarà infatti l’anno-pilota perché introdurrà queste nuove soglie in maniera molto sfumata e graduale, prevedendo ulteriori sostanziosi cambiamenti nel 2020.

UtenzaAliquota
Giovani under 35, over 55 e startupFlat tax al 5% per i primi 5 anni di attività
P. Iva con redditi fino a 65.000 €Flat tax al 15%
P. Iva con redditi fino a 100.000 €Flat tax al 20% (a partire dal 1/1/2020)

Come riportato nella tabella soprastante, l’aliquota del 15% si applica per redditi fino a 65.000 euro.

Le partite iva che sforano il limite di 65.000 euro

Ma cosa bolle in pentola per le partite iva che sforano questo limite?

Con tutta probabilità, per queste ultime, ci sarà la svolta.

Infatti, a partire dal 2020 per chi avrà ricavi compresi nella forchetta che varia tra €65.001 e i €100.000 sarà applicata una aliquota fissa al 20% solo per quei ricavi che eccedono i 65.000 euro.

Per avere certezza su quest’ultima misura dovremo attendere, però, il consueto iter di approvazione.

Secondo l’ultima revisione della bozza della nuova manovra è stato previsto nel testo anche un’aliquota dedicata per i ricavi di professori e insegnanti che effettuano lezioni private: fissa al 15%.

Regime dei minimi tassazione

Coefficiente di redditività

Come per il precedente regime fiscale, non sarà possibile scaricare tutte le spese sostenute come in regime ordinario ma, solo una parte. L’ammontare viene stimato a monte dal legislatore che ha preventivato un coefficiente di redditività per ogni categoria commerciale.

Ciò quindi consentirà lo scarico e l’ammortizzazione delle spese sostenute da individuali e liberi professionisti in percentuali fisse stabilite a seconda dell’attività ATECO.

Di seguito riportiamo uno specchietto sintetico:

  • Attività commerciali (dettaglio e ingrosso) – 40%;
  • Settore costruzioni – 86%;
  • Servizi ho.re.ca (alloggi e servizi ristorativi) – 40%;
  • Alimentari e ambulanti della ristorazione – 40%;
  • Servizi – 78%;
  • Attività economiche diverse – 67%.

Chiaramente, il legislatore ha stimato che nell’attività di commercio al dettaglio bisogna lavorare di più per avere lo stesso ricavo rispetto, ad esempio, ad un professionista che lavora nel campo dei servizi.

Regime dei minimi infografica

Esempi

Facciamo ora qualche esempio: consideriamo un professionista che apre una nuova partita iva e che lavora nel settore servizi (aliquota al 5% per i primi 5 anni).

Se questo professionista avrà ottenuto dei ricavi pari a 30.000 euro, si sottrarrà al monte dei ricavi il 22% delle spese previste per totali 6.600 euro.

L’imponibile sulla quale andrà a gravare l’aliquota del 5% (dovuta al regime startup) sarà pari a 23.400€. Le tasse ammonteranno a soli 1170€.

Prendiamo ora in analisi un’attività al dettaglio che ha ricavi per 62.000 . Per calcolare la base imponibile il commerciante dovrà calcolare il 60% dei 62.000 euro, pari a €37.200.

Su questa cifra andrà a gravare l’aliquota ordinaria del 15%. Il totale delle tasse da versare ammonterà a 5580€.

Tassa piatta: dubbi, pro e contro

Sin da prima delle elezioni del 4 Marzo, l’esecutivo ha da sempre desiderato snellire la fiscalità di imprenditori e p. iva e il governo vorrebbe senz’altro poter estendere la flat tax anche alle società più grandi.

Ma, allo stato attuale, si può quindi pagare riempiendo un modello unico molto snello per poter dichiarare i propri ricavi e pagare quanto dovuto in maniera facile senza dover allegare scontrini e fatture?

Attualmente, sia i professionisti che gli addetti ai lavori, quali commercialisti e revisori, sono piuttosto scettici sull’entrata in vigore di queste novità che potrebbero rivoluzionare la vita del tessuto produttivo italiano.

Questa novità potrebbe seriamente semplificare la gestione ordinaria, ma a che prezzo?

I pro

Tra gli altri vantaggi, dovremmo tener presente che la flat tax potrebbe seriamente spingere gli evasori a far emergere quei redditi maturati in nero che il fisco non riesce a far emergere con altri metodi, riducendo quindi l’evasione fiscale.

I contro

Tra i contro ricordiamo che l’Italia, è sì un’economia solida, ma è anche un paziente sotto stretto controllo medico: alta pressione fiscale e alto debito pubblico continuano a gravare sulle spalle dei cittadini.

Secondo molti studiosi, l’applicazione della flat tax, della quale Alvin Rabushka è fermo sostenitore (se non inventore), costituirebbe un grave errore nel principio progressivo.

Cancellando scaglioni e fasce reddituali, lo stato avrebbe un ammanco nelle proprie casse costituito da un minore gettito fiscale. Potremo avere ulteriori stime solo dopo che questo strumento sarà a regime per qualche tempo.

Francesca Lombardi / Caporedattore
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