<link rel="stylesheet" href="//fonts.googleapis.com/css?family=Roboto%3A400%2C400i%2C700">Rientro dei capitali dall’estero nel 2019 — perchè farlo e rientro capitali dalla Svizzera
Rientro capitali svizzera

QUALI SONO LE NORME CHE REGOLANO LA PROCEDURA DI RIENTRO DEI CAPITALI DALL’ESTERO NEL 2019?

Una guida per conoscere le modalità per effettuare il rientro dei capitali dall’estero e le sanzioni previste dalla legge di riferimento.

Colore che detengono dei patrimoni o attività finanziarie all’estero, sono invitati dal Fisco a dichiararli in maniera tale da non violare la normativa che monitora la situazione fiscale dei contribuenti.

Intro

Così il rientro capitali estero 2019 non riguarda in realtà far rientrare questi patrimoni nel territorio nazionale italiano, piuttosto si intende un modo per far emergere la situazione fiscale del contribuente.

Questi infatti dovrà procedere a segnalare all’Agenzia delle Entrate il fatto che possiede dei capitali versati su banche estere e che non risultano appunto dichiarati.

In tal mondo, effettuata questa segnalazione si dovrà poi provvedere a pagare le relative imposte pendenti su questi patrimoni.

Il paradiso fiscale

Molti patrimoni sono versati in conti bancari esteri per il semplice motivo che si ha una forma di tassazione sul quel denaro molto inferiore rispetto a quella che è la situazione italiana.

In questo modo molte società vengono attratte e riescono a tenere occultate le proprie operazioni e per questo motivo si genera quello che ormai si conosce come paradiso fiscale.

Questo in genere si distingue in 4 categorie:

  1. Situazione in cui non ci sono tasse o solamente una figurativa e presente un assoluto segreto bancario;
  2. Il caso in cui viene tassato il reddito che è generato all’interno del proprio paese;
  3. La categoria che prevede una minima imposizione sul reddito esterno e interno;
  4. Casi in cui vi è una forma di tassazione di tipo tradizionale ma che prevede però ampi margini di flessibilità.

Rientro capitali estero 2019

Il paradiso fiscale risulta essere così una forma di protezione per gli interessi di chi investe con il risultato che nel proprio paese vengono messe in piedi società denominate offshore.

L’obiettivo è quindi quello di avere dei vantaggi fiscali, infatti esiste una vera e propria lista di paesi che offrono questi vantaggi che però tendono a distinguersi tra coloro che scambiano le informazioni a carattere finanziario e quelli che invece mantengono il segreto bancario.

Le procedure

Uno dei paradisi fiscali per eccellenza è ad esempio la Svizzera: il rientro di capitali comporta delle procedure ben specifiche che portano a ricostruire le attività che sono tenute all’estero e in maniera appunto illegittima.

Si esplicano in due forme e vediamo quali sono.

Analitica

Dove i contribuenti forniscono all’Agenzia delle Entrate tutti i dati che si riferiscono agli investimenti e ogni forma di attività tenuta all’estero.

Nel caso in cui il contribuente abbia difficoltà a produrre tutti i dati necessari, si ha la situazione in cui scatta una presunzione legale di redditività delle attività finanziarie estere secondo ciò che è normato nell’art. 6 del DL 167/1990.

Forfettaria

Questa ha il suo lato di convenienza quando diventa complicato ricomporre tutti i rendimenti delle attività finanziarie, anche se è applicabile solo in quei casi in cui i patrimoni non eccedano i 2 milioni di euro.

Vi sarà applicata una procedura di calcolo dei rendimenti del 5% e tassazione con aliquota del 27%.

Sul fronte interno la legge 186/14 regola anche la possibilità di sanare le violazioni commesse fino al 30 settembre del 2014, in cui non si prevede il calcolo forfettario e vengono sempre applicate le regole riguardo:

  • i princìpi di inammissibilità;
  • termine;
  • effetti;
  • modalità di presentazione delle istanze;
  • responsabilità per false dichiarazioni.

Molto esaustive a tal proposito sono le linee guida sul rientro di capitali rese disponibili dal sole 24 ore.

Credi sia giusto aprire i canali di informazione finanziaria per consentire una maggiore trasparenza riguardo ai patrimoni detenuti all’estero?
RISPONDERE

Il modello Voluntary

Quando si parla di rientro capitali dall’estero si intende adottare l’istanza della “voluntary disclosure” riattivata in un decreto fiscale presente nella legge di bilancio del 2019, rientrante nel concetto di pace fiscale.

Attraverso questo modulo i redditi non dichiarati vengono definiti e presentati volontariamente dal contribuente, dietro una richiesta in forma scritta presentata all’Agenzia delle Entrate.

Questi contribuenti sono infatti tenuti a compilare un modulo apposito per dichiarare la loro redditività per attività tenute all’estero, il cosiddetto modulo RW.

Se questa procedura prevista con tale modulo non viene rispettata, in quel caso si dà vita appunto ad una violazione e pertanto serve poi rimettersi in regola con il Fisco Italiano.

In questa istanza sono contenute tutte le informazioni che ricostruiscono il reddito, interessi, o plusvalenze che non risultano dichiarati sull’RW.

I patrimoni che rientrano in tale dichiarazione

Vediamo quali sono:

  • Conti correnti;
  • Polizze assicurative e finanziarie;
  • Immobili;
  • Yacht e barche;
  • Oggetti di antiquariato.

Regolarizzarsi non è però più possibile se ad esempio il contribuente abbia ricevuto già la notifica che siano in corso degli accertamenti e controlli.

Questa istanza viene resa disponibile anche online in quanto esiste un software che ne permette la compilazione.

Rientro capitali infografica

Le sanzioni

Intanto, nel regolarizzarsi con il Fisco, dato il rientro di capitali dall’estero, allo Stato Italiano bisognerà pagare le somme relative ai periodi di imposta che sono stati omessi, attraverso un versamento unico oppure con la forma di tre rate mensili.

Il rientro dei capitali nei termini e nelle modalità previste permette sicuramente di ridurre le sanzioni previste in caso di accertamenti e controlli e quindi nell’impossibilità attraverso la collaborazione volontaria di dichiarare ciò che era stato omesso al Fisco Italiano.

La legge europea 97/2013 ha rivisto le sanzioni previste per questo tipo di situazione prevedendo:

MISURA DELLE SANZIONI
Nel caso di omessa o errata presentazione del modulo RWSono comprese tra il 3 e il 15% dell’ammontare di attività e investimenti non dichiarati
Nel caso di capitali risultanti in paesi con regime fiscale di privilegioSono comprese tra il 6 e il 30% dell’ammontare degli importi non dichiarati

Il costo delle penalità viene calcolato considerando il principio del cumulo giuridico, contenuto nell’art 12 del Dlgs 472/1997.

La regola della sanzione unica

Sia i commi 1 e 2 regolano il concetto di sanzione, identificando il concetto di concorso formale e materiale oltre che la regola della sanzione unica prevista per chi in tempi differenti commette più violazioni che vanno a pregiudicare la possibilità di determinare l’imponibile o la liquidazione del tributo.

Tra i diversi reati punibili inoltre oltre ad omesse dichiarazioni, o eventualmente fraudolente, vi è anche la parte relativa ai reati di riciclaggio e anti riciclaggio.

In quest’ultimo caso il contribuente è soggetto a sanzioni di tipo fiscale, ma anche penale tributaria.

Perché rientrare i capitali?

Collaborando pertanto in maniera volontaria e con gli strumenti che il Fisco mette a disposizione per regolarizzare la propria posizione fiscale, permette di ridurre come abbiamo visto le sanzioni previste per un quarto o anche fino a metà se si accettano delle specifiche condizioni:

  • Ad esempio fra rientrare i propri patrimoni in Italia o in un paese europeo che ha aderito all’accordo del libero scambio delle informazioni economiche;
  • Se i capitali che sono trasferiti sul territorio nazionale o in altri paesi dell’Unione Europea erano e risultano ivi detenuti;
  • Nel caso in cui il contribuente permette all’intermediario estero di inviare al fisco italiano le informazioni che devono risultare nell’istanza della collaborazione volontaria.

Il contribuente inoltre può anche essere punibile per l’emissione di fatture false che attestano operazioni commerciali che in realtà non sono mai state eseguite: infatti sono previste delle pene che vanno dai 18 mesi ai 6 anni, che è possibile ridurre per un periodo che va dai 9 mesi fino a 3 anni.

Il rientro capitali dalla Svizzera

Rientro capitali di questo stato riguarda infatti un ammontare di più di 200 miliardi, anche se questo paese da poco ha firmato un protocollo che lo fa aderire al libero scambio delle informazioni finanziarie, uscendo quindi dalla lista nera dei cosiddetti paradisi fiscali.

Rientro capitali dalla svizzera

Con questi accordi pertanto di ha la possibilità di regolarizzare la propria situazione fiscale con le riduzioni delle sanzioni previste, ma nel caso di coloro che intendano continuare a “nascondere” i propri patrimoni in altri conti di altri stati, si tratta solo di questione di temo prima di essere scoperti e incorrere in pene anche di reclusione che vanno dai 4 agli 8 anni.

La pace fiscale

Merita in riferimento al discorso relativo al rientro dei capitali dall’estero 2019 anche il concetto di pace fiscale, ovvero un condono che permette di sanare la propria situazione di debito con il fisco italiano.

Vengono così condonati vecchi debiti nel periodo che va dal 2000 al 2010 sotto la cifra dei 1000 euro, così come il saldo con aliquote forfettarie e sanatorie per eventuali versamenti omessi o errori formali sugli adempimenti fiscali.

Al Fisco italiano interessa il fatto che in tale maniera possa prodursi del gettito fiscale e pertanto andare a finanziare le casse dello Stato.

Con i nuovi accordi si ha la possibilità di guardare non soltanto ai paesi europei, ma anche oltre oceano come ad esempio in quei casi di evasione in Panama o Cile con i canali di informazione finanziaria finalmente aperti.

Chi ha evaso deve pagare le conseguenze a pieno o è ammissibile anche qualche forma di condono?
RISPONDERE
Francesca Lombardi / Caporedattore
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