<link rel="stylesheet" href="//fonts.googleapis.com/css?family=Roboto%3A400%2C400i%2C700">Il divieto dell’uso dei contanti negli stipendi 2019 — tutte le novità per i datori di lavoro e committenti privati
Divieto pagamento stipendi in contanti 2019

IL DIVIETO DELL’USO DEI CONTANTI NEGLI STIPENDI: TUTTE LE NOVITÀ

Un nuovo obbligo è entrato in vigore pochi mesi fa per effetto della legge di bilancio 2018.

Infatti il legislatore ha pensato di modificare le modalità con cui+ possono essere versate le retribuzioni, inserendo delle restrizioni rispetto alle abitudini in uso.

Divieto pagamento stipendi in contanti 2019

In particolare, oggi non è permesso pagare gli stipendi in contanti.

Bisognerà utilizzare metodi di pagamento alternativi che registrino in modo inequivocabile l’importo e la data del versamento, che deve corrispondere quanto indicato in busta.

La legge è chiara: dall’inizio del mese di luglio 2018 gli stipendi devono essere tracciabili, in modo da permettere il controllo sull’avvenuto pagamento e sugli importi pagati, che devono corrispondere a ciò che prevedono i contratti collettivi e le varie leggi di riferimento.

La tracciabilità funziona anche da ricevuta e non è più necessario la controfirma del dipendente.

Vediamo nei particolari che cosa cambia con questa legge.

Perché non si possono più pagarli

Da che cosa nasce questo divieto e qual è la ratio che ha spinto il legislatore a renderlo operativo?

Sebbene molti pensino che sia una inutile complicazione per meri motivi burocratici, questa legge nasce con il presupposto di tutelare i dipendenti.

L’onorevole Titti Di Salvo (Partito Democratico) è il promotore di questa legge che, dopo le iniziali difficoltà incontrare nell’iter parlamentare, è stata inserita nella legge di Bilancio e ha ottenuto l’approvazione.

I sostenitori di questa legge partono dal presupposto che sia molto diffusa nel nostro Paese l’abitudine di versare le retribuzioni in denaro contante.

Firma apposta dal lavoratore sulla busta paga

Lo scopo di questa pratica

Lo scopo di questa pratica sarebbe di retribuire i lavoratori con paghe inferiori a ciò che è stabilito dai contratti nazionali collettivi, e anche rispetto a ciò che è indicato in busta paga.

Alcuni dipendenti sarebbero stati per molti anni ricattati da certi padroni che, sotto la minaccia del licenziamento, li obbligavano a controfirmare una busta paga che riportava importi falsi e ad accettare il pagamento in contanti di un importo differente.

Oltre ad essere una truffa verso i dei dipendenti, che vengono sfruttati e il cui lavoro non viene giustamente riconosciuto, si tratta anche di una evidente violazione dell’art 36 della Costituzione.

In questo articolo, infatti, si stabilisce che i lavoratori in primo luogo debbano essere retribuiti, ma anche che il compenso deve essere proporzionale al tipo di attività svolta e al numero di ore lavorative.

Come si possono pagare gli stipendi

Se il contante è stato escluso dai metodo accettate per i motivi indicati sopra, vediamo quali sono allora le modalità conformi alla legge.

Il datore di lavoro o i committenti privati, per essere in regola, devono usare forme di trasgerimento di denaro elettroniche o comunque tracciabili.

Nel caso il dipendente voglia ricevere denaro contante, ciò è possibile solo passando attraverso la banca a cui titolare dell’azienda ha dato l’incarico.

In pratica il denaro non può passare di mano dal titolare al lavoratore se non c’è un intermediario che controlli e registri l’operazione.

Sono quindi concesse queste forme

  • Bonifico bancario;
  • Forme di pagamento elettronico tracciabile senza scambio di denaro contante;
  • Contanti solo se versati al dipendente da parte della banca dietro presentazione di mandato;
  • Assegno bancario o postale consegnato dal titolare al dipendente. Rientrano in questa categoria anche i vaglia postali e cambiari.

Per le cifre superiori a 1000€ devono essere nominativi e non trasferibili, mentre per gli importi inferiori devono essere nominativi ma possono essere trasferibili, se richiesto dal dipendente.

Questa legge non vale solo per la retribuzione nella sua interezza, ma riguarda anche eventuali acconti o anticipi. In alcuni tipi di lavoro è possibile che le retribuzioni vengano pagate a giornata o a settimana.

Anche in questo caso, comunque, tutti i versamenti devono essere ricostruibili e tracciabili, in modo da poter controllare che il totale delle varie rate corrisponda al dovuto.

Questo, ovviamente, vale anche per piccoli importi e non è esclusa nessuna fattispecie.

Questa norma integra e completa una disposizione precedente. Infatti, l’articolo 2, comma 4-ter, del Dl 138/2011 stabiliva che dovessero essere pagati con pagamenti elettronici (bancari o postali) stipendi, pensioni e gli altri tipi di retribuzioni versati in via continuativa solo nel caso in cui fossero superiori a mille euro.

Ricevute dei pagamenti

Oltre ad essere una tutela per il lavoratore, i compensi tracciabili nelle modalità previste dalla legge da un certo punto di vista costituiscono anche una tutela per il datore di lavoro, in quanto il pagamento è facilmente dimostrabile.

Infatti, sono prova di pagamento i documenti che attestano l’avvenuto bonifico, la copia dell’assegno o le ricevute bancarie e postali.

Generalmente in banca rimane la registrazione del pagamento per un certo numero di anni. Quindi, anche nel caso andasse smarrita la copia, è facilmente reperibile presso la filiale attraverso cui è avvenuto il versamento.

Attualmente la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non è più sufficiente né utile a dimostrare l’avvenuto versamento e non ne costituisce la ricevuta.

Quali tipi di contratti richiedono il pagamento tracciabile

Le legge attuale non specifica quali siano le aziende e i titolari che sono obbligate a pagare i dipendenti in modo tracciabile. Indica invece quali sono i tipi di contratto che lo richiedono.

In realtà si tratta di tutti i tipi di contratto che sono configurati come lavoro subordinato, qualunque sia la durata, la qualifica o dal settore.

Quindi, sono inclusi anche i lavori che rientrano nella collaborazione coordinata continuativa e i contratti con le cooperative.

Non sono soggetti alla legge

Non sono invece soggetti alla legge tutte le attività para-lavorative che non costituiscono un vero e proprio lavoro subordinato, tra cui, per esempio:

  • le prestazioni occasionali;
  • gli stage;
  • i tirocini;
  • le borse di studio.

Del resto, per questo tipo di prestazioni non si fa riferimento alla retribuzione ma piuttosto a un rimborso spese.

Divieto pagamento in contanti infografica

Infatti, vengono esclusi dalla normativa tutti i tipi di rimborsi.

Quindi, anche i dipendenti che devono percepire lo stipendio con mezzi tracciabili, possono essere rimborsati in contanti solo per quella parte.

Rientrano tra queste le spese di viaggio, vitto e alloggio.

Invece l’indennità di trasferta non può essere pagata in contanti. Infatti in questo caso si riconosce al dipendente sia un rimborso sia una retribuzione compensativa, per questo rientra nelle vere e proprie retribuzioni e deve essere tracciabile.

Tipo di lavoroDurataDivieto pagamento in contanti
Lavoro subordinatoIndeterminato
Lavoro subordinatoDeterminato
Lavoro subordinato a tempo parziale (part-time)Indeterminato
Lavoro subordinato a tempo parziale (part-time)Determinato
ApprendistatoDa contratto
Collaborazione coordinata continuativaDa contratto
Soci di cooperativeDa contratto
Prestazioni occasionaliNo
TirocinioDa contrattoNo
StageDa contrattoNo
Borse di studioNo
Rimborsi speseNo
Indennità di trasferta

Esclusioni per alcuni tipi di lavoro

Tuttavia, anche all’interno di questi tipi di contratti, esistono comunque alcune eccezioni, così come indicato dalla legge.

Il comma 913 dell’art. 1 stabilisce che questa regola non si vale per l’impiego pubblico e per i dipendenti che prestano la loro attività presso famiglie.

Si intende, di fatto, che il pagamento delle badanti e delle colf possa ancora avvenire in contanti senza tenere conto di quale sia l’importo della retribuzione.

La legge di bilancio impone il pagamento degli stipendi con forme tracciabili ed esclude i contanti. Che cosa ne pensi?
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Sanzioni per gli stipendi pagati in denaro contante

La legge ha stabilito delle sanzioni piuttosto importanti nel caso in cui le retribuzioni non siano pagate con le modalità accettate ma si continui invece a pagare con denaro contante.

Inizialmente, nella proposta di legge originaria, il legislatore aveva previsto sanzioni molto pesanti, con importi che andavano dai 5 mila fino ai 50 mila euro.

Inoltre era inclusa nella legge una parte piuttosto complessa con le indicazioni sugli istituti bancari attraverso cui effettuare i pagamenti e l’obbligo da parte dei titolari delle aziende delle comunicazioni con il servizio unilav assunzione.

Datori di lavoro e committenti privati

Nei vari iter parlamentari e con la discussione in aula questa parte è stata cassata e gli importi delle multe sono state ridotti.

Attualmente le cifre sono comprese tra i 1000 e i 5000 euro per ogni mensilità corrisposta in maniera errata, ovvero senza utilizzare i mezzi accettati dalla normativa.

Il pagamento della sanzione non può essere differito. Si può invece chiedere la rateizzazione della cifra non oltre 60 giorni dalla notifica.

Sanzioni per stipendi oltre 3000 euro pagati in contanti

Nel caso la violazione della normativa riguardi una retribuzione superiore a una certa cifra, si configura anche un altro reato, ancora più grave del precedente.

Per i versamenti in contanti per importi pari o superiori a 3.000 euro interviene la normativa relativa all’antiriciclaggio.

Se si configura questa situazione, le multe aumentano sensibilmente in quanto il titolare dell’impresa viene sanzionato sia per aver violato la normativa che vieta di versare la retribuzione in contanti sia di non aver rispettato le norme sull’antiriciclaggio, per la quale le sanzioni sono comprese tra 3 mila e 50 mila euro.

Poiché i controlli vengono effettuati dall’Ispettorato del Lavoro, è stato l’ente stesso a specificare che utilizzare i contanti per cifre superiori a 3mila euro implica la violazione dell’art. 49, comma 1, del dlgs n. 231/200, indicandone anche le sanzioni.

Ritieni che le sanzioni per chi viola la legge siano adeguate?
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Francesca Lombardi / Caporedattore
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