<link rel="stylesheet" href="//fonts.googleapis.com/css?family=Roboto%3A400%2C400i%2C700">Età pensionabile per le donne 2019 — 35 anni di contributi e 57 età e la pensione delle donne nel pubblico impiego
Età pensionabile donne 2019

ETÀ PENSIONABILE DONNE 2019: 35 ANNI DI CONTRIBUTI E 57 DI ETÀ

Le nuove riforme del 2019 riguardanti l’ambito pensionistico, possono far sorgere una domanda, rispetto anche alle norme in vigore precedenti: qual è adesso l’età pensionabile per le donne?

Cenni introduttivi

Con la formazione del Governo Conte, nato dall’accordo tra due forze politiche in ascesa sul panorama politico italiano, Movimento 5 stelle e Lega, uno dei temi maggiormente affrontati e in comune ai due partiti è stato ed è quello di superare la Legge Fornero.

Infatti con il decreto che attua la Quota 100 e il reddito di cittadinanza, si è voluto dare vita ad un sistema flessibile per poter uscire dal mercato del lavoro, anche a quelle categorie che fino a poco tempo fa si ritrovavano ancora fuori dai parametri pensionistici.

La riforma pensioni 2019 presenta queste caratteristiche:

  • Quota 100: ovvero possedere un’età anagrafica di 62 anni e aver maturato una contribuzione di 38 anni;
  • Opzione donne: prorogata dopo tante attese e richieste, permettendo di avviarsi al momento della pensione quelle donne con 57 anni più 35 di contributi;
  • La pensione di vecchiaia: che rispetto alla precedente normativa prevede 3 mesi in aggiunta rispetto al parametro precedente in riferimento all’età anagrafica;
  • L’introduzione della pensione di cittadinanza: dove la pensione minima viene stabilita sulla soglia di euro 780.

Dalla Legge Fornero alla nuova Manovra del 2019

Con le normative previste nel passato dalla Legge Fornero, dal 2012 in poi, era stata introdotta una novità: la fine del sistema retributivo.

Infatti per qualsiasi categoria di lavoratori il calcolo diveniva di tipo contributivo, cioè basandosi sui contributi che sono stati versati nel periodo lavorativo.

Il precedente sistema prevedeva per i lavoratori che rientravano nel calcolo retributivo, una pensione di tipo misto, quindi con calcolo retributivo al 31 dicembre 2011 e contributivo a cominciare dal 2012.

La precedente riforma pensionistica

La precedente riforma pensionistica aveva anche cancellato le finestre di uscita, rimaste solamente in vigore per delle particolari categorie di persone che svolgevano con mansioni faticose e pesanti.

Inoltre per quanto riguardava la pensione di anzianità, questa era raggiungibile con 62 anni di età che fino al 2018 sarebbe aumentata fino ai 66, con la condizione fondamentale della risultanza di 20 anni di contributi versati.

Inoltre la pensione di anzianità non era più prevista e invece introdotta quella anticipata, prevedendo per le donne il parametro di 41 anni e 1 mese di versamenti e non più solamente 40 anni di lavoro.

Età pensionabile per le donne

La Manovra datata 2019 riferita alla pensione della categoria donne la si può riassumere in questo grafico:

Requisiti
Pensione anticipata42 anni e 3 mesi di contributi – pari a 2197 settimane di versamenti
Lavoratrici precoci41 anni e 5 mesi di contributi – pari a 2154 settimane
Pensione di vecchiaia67 anni di età e 20 anni di contributi
Raggiungimento anzianità41 anni di contributi
Assegno sociale67 anni di età

Pensione anticipata: opzione donna

Nella nuova legge di Bilancio 2019 è stato previsto, soprattutto in virtù della spinta mediatica e abbastanza determinata da parte delle lavoratrici, il provvedimento denominato Opzione Donna.

Questo prevede l’accesso alla pensione a quelle donne aventi 35 anni di contribuzione e 57 di età, con la differenza, nel caso delle lavoratrici autonome che al contrario devono possederne 58.

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Questo provvedimento permette quindi di poter usufruire della pensione anticipata, pur considerando l’esistenza di condizioni da accettare per non incorrere in penalizzazioni: infatti si dovrà accettare un assegno che verrà calcolato in maniera intera con il sistema contributivo.

Nel dettaglio i requisiti

  • Essere nate negli ultimi tre mesi dell’anno 1958;
  • Che risultino 35 anni di versamento dei contributi;
  • Per le donne da lavoro dipendente, l’età risulta 57 anni e 7 mesi;
  • Per coloro che svolgono lavoro autonomo l’età invece diventa 58 anni e 7 mesi.

Età pensionabile donne infografica

Quali sono pertanto i vantaggi ed eventualmente gli svantaggi?

Di certo il beneficio è quello di godere della pensione in forma anticipata, rispetto ai tempi più lunghi previsti dalla precedente legge Fornero.

Dal punto di vista economico, piuttosto, usufruendo dell’Opzione donna, viene stimato, rispetto al calcolo misto che si faceva precedentemente (retributivo e contributivo), un importo del 30% in meno, poiché appunto risultante solo da calcolo contributivo.

Nel conteggio comunque entrano in gioco diversi fattori che hanno la loro influenza: come l’età anagrafica o ad esempio il tipo di contributi che sono stati versati nel periodo di vita lavorativo.

In linea di massima le categorie che potrebbero essere maggiormente penalizzate, sarebbero le donne che nell’ultima fase di lavoro, hanno uno stipendio più alto rispetto ai periodi precedenti.

La pensione delle donne nel pubblico impiego

Con l’art.14 del DL 4/2019 si ha l’opportunità di arrivare alla soglia di pensionamento possedendo 38 anni di contributi e l’età di 62 anni.

Viene stimato infatti un processo che vede uscire dal settore del pubblico impiego, circa 300 mila unità di personale.

Questa misura identificata Quota 100 assume tuttavia un carattere di sperimentazione, perché ha valore solamente per i lavoratori che maturano quei requisiti, prima definiti, entro il 31 dicembre 2021.

Quando vengono raggiunti i 67 anni

Inoltre, ad esempio, quando vengono raggiunti i 67 anni per usufruire della pensione di vecchiaia, non è più prevista la possibilità che permetteva di cumulare la pensione con il reddito percepito da lavoro, così da poter favorire l’ingresso di giovani nel mondo lavorativo.

Sono previste inoltre, differentemente dal passato, per il settore pubblico, anche delle finestre mobili che prevedono una tempistica di 6 mesi per andare in pensione, ovvero il 1° agosto 2019, avendo maturato i requisiti pensionistici entro il 29 gennaio 2019.

Nello specifico si può notare quanto segue in riferimento al settore pubblico:

REQUISITI APERTURA FINESTRA
DIPENDENTI SETTORE PUBBLICO62 anni e 38 di contributi entro il 29/01/20191° agosto 2019
62 anni e 38 di contributi dopo il 29/01/2019Dopo 6 mesi dal raggiungimento dei requisiti
COMPARTO SCUOLA62 anni e 38 di contributi entro il 31/12/20191° settembre 2019

Dalla quota 100 sono però esclusi alcuni soggetti:

  1. Forze Armate;
  2. VV.FF;
  3. Forze dell’ordine.

Per queste categorie si applicano ancora le forme previdenziali più favorevoli che sono previste dal Dlgs 165/97.

Le altre forme di uscita dal lavoro

È bene fare anche un’analisi che riguarda comunque la categoria delle donne in riferimento alle diverse forme di pensionamento esistenti a partire dal 1° gennaio 2019.

La pensione di vecchiaia

A partire dal 2019 chi possiede 67 anni e 20 anni di contribuzione può avere questo beneficio.

Tale forma di prestazione può essere erogata a chi proviene da lavoratori dipendente o anche autonomo poiché risultante iscritto all’Ago (Assicurazione Generale Obbligatoria) e ad altre forme assicurative che possono integrarla.

La pensione decorre dal 1° giorno del mese che segue a quello precedente nel quale si compie l’età anagrafica per la pensione, oppure quando sono ottenuti i requisiti utili, il calcolo comincia dal mese successivo alla data di raggiungimento dei requisiti.

L’Ape Social

Si tratta di un importo assegnato dall’INPS alle persone che, secondo la legge, risultano in una situazione di svantaggio e possiedono l’età di 63 anni.

Questa indennità viene corrisposta fino a quando non vengono raggiunti i requisiti per avere accesso alla pensione di vecchiaia o quella anticipata.

I soggetti identificabili in queste categorie di svantaggio sono:

  • disoccupati;
  • invalidi oltre il 74%;
  • caregivers;
  • addetti ai lavori gravosi.

Lavoratori precoci

Indipendentemente dall’età anagrafica, l’accesso alla pensione si basa sul parametro quota 41 e 5 mesi di contribuzione, essendo però soggetti alla condizione di risultare 12 mesi effettivi di lavoro, pur non obbligatoriamente continuativi, prima di compiere 19 anni.

In questo caso verrà utilizzato il sistema misto per calcolare l’assegno della pensione.

Pensione donne 35 anni contributi 57 età

La domanda di pensionamento

Avere diritto alla pensione significa dover cessare la propria attività di lavoro: ciò riguarda in particolar modo chi è lavoratore dipendente, mentre quando si è lavoratore autonomo o parasubordinato, non è previsto questo tipo di obbligo.

Ad esempio, le donne che raggiungono l’età pensionabile, corrispondente ad una delle modalità attualmente in vigore, devono presentare la domanda di pensionamento a partire da 3 mesi prima che maturino i propri requisiti.

Mentre, se sono previste delle finestre da attendere, in quel caso la domanda si presenta a partire da 3 mesi prima che termini il periodo della finestra.

Questa domanda va presentata all’INPS

Attraverso un portale apposito online oppure tramite il servizio offerto da Patronati e intermediari autorizzati dall’INPS a trasmettere i moduli di domanda in maniera telematica.

Da non confondere questo modulo, con la certificazione per avere diritto ad usufruire della pensione che invece riguarda l’attestazione di quei requisiti maturati per beneficiare dell’importo mensile pensionistico.

Tale certificato può anche essere richiesto senza dover dimettersi.

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Francesca Lombardi / Caporedattore
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Commento: 4
  1. Luisa

    Quando non è possibile utilizzare quota 100 per le donne?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      Coloro che sono coinvolti in piani di isopensione come ad esempio forme di accompagnamento alla pensione anticipata o di vecchiaia che risulta per intero a carico di un’azienda con più di 15 dipendenti, in questo caso ci sono degli accordi di uscita che sono però a carico del datore di lavoro.

  2. Ann

    Nel caso di personale delle forze armate, si può accedere a quota 100 nel caso si abbia svolto anche attività lavorativa con qualifica diversa da quella di personale appartenente alle forze armate?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      Coloro che hanno svolto come ultima attività lavorativa sotto forma di personale di forze armate, non possono accedere a quota 100. Mentre se l’ultima attività non vedeva l’appartenenza ad uno status militare, in questo caso si può accedere valorizzando anche i periodi di contribuzione precedentemente maturati in quanto personale delle forze armate.

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