<link rel="stylesheet" href="//fonts.googleapis.com/css?family=Roboto%3A400%2C400i%2C700">La cessazione del contratto a chiamata — contributi, licenziamento e dimissioni, TFR e disoccupazione
Contratto a chiamata

CONTRATTO A CHIAMATA: GUIDA AL REGIME 2019

Questo tipo di contratto rappresenta una forma contrattuale che è stata resa fattibile per quelle realtà lavorative che hanno soltanto bisogno di forza lavoro occasionale, per un periodo di tempo limitato.

Ciò significa che non esiste un concetto di continuità dal punto di vista delle assunzioni, piuttosto si parla di intermittenza.

Cos’è e come funziona

L’attuazione di questa tipologia contrattuale avviene con il D.Lgs n°273 del 2003 e reinserito anche con qualche modifica nel famoso Jobs Act nel 2015.

L’intenzione per certi aspetti da parte dei legislatori è quella sia di dare maggiori opportunità di lavoro anche se a tempo limitato, e allo stesso tempo favorire anche alcune situazioni aziendali.

Infatti questa forma di contratto trova molto utilizzo soprattutto quando le realtà lavorative attraversano quei periodi di incremento delle attività e avrebbero bisogno di rinforzare la presenza di personale.

Naturalmente ci sono delle norme che lo regolano e a cui bisogna attenersi, sia quando ci si dimette o licenzia, ma anche riguardo alla parte contributiva.

Le caratteristiche fondamentali

Sono presenti caratteristiche ben precise che lo contraddistinguono:

  • Ha il carattere di rientrare nel lavoro di tipo subordinato: quindi bisogna rispettare ciò che stabilisce il datore di lavoro e si differenzia da forme di collaborazione o da chi ha Partita Iva;
  • Viene utilizzato quando una qualsiasi realtà lavorativa ha urgenza di avere maggiore forza lavoro e perciò assume per un periodo limitato;
  • Il datore di lavoro ha il dovere di dare comunicazione attraverso SMS e email alla Direzione territoriale del lavoro di competenza, quando chiama un soggetto a lavorare con questa forma di contratto. Ovviare a tale obbligo comporterebbe una sanzione dai 400 ai 2400 euro.

Contratto a chiamata infografica

Altre caratteristiche importante

Quando l’azienda fa una richiesta deve inoltre soddisfare altre caratteristiche perchè sia valida:

  • Quanto dura il contratto (a tempo determinato o indeterminato);
  • Il motivo per cui ha scelto questa tipologia;
  • Dove si svolgerà la mansione richista e la modalità;
  • Indicare di aver ottemperato al preavviso di chiamata e come ha contattato il lavoratore;
  • Il tipo di retribuzione che spetterà al lavoratore;
  • Il rispetto delle normative riguardanti la sicurezza.

Anche rispetto a ferie o permessi così come la malattia sono regolati in questa tipologia contrattuale.

Per la malattiaPer le ferie e i permessi
Quando ad esempio viene chiamato un lavoratore ma questo non può dare risposta positiva perché malato o infortunato deve dare informazione al datore di lavoro indicando quanto durerà.

 

Anche questa tipologia include la maturazione sia delle ferie che dei permessi che naturalmente si basano sul lavoro effettivo svolto.
Vi si può usufruire anche quando si lavora e non solo quando ci si rende disponibili.

La normativa di cessazione

Ci si chiede quanto può durare in contratto a chiamata: vi è il limite che è costituito da 400 giornate lavorative però entro 3 anni solari.

Non si tratta quindi di un conteggio orario ma dei giorni in cui si è presenti e attivi sul luogo dove si lavora.

Terminato tale periodo si ha la cessazione del contratto a chiamata, ma con delle eccezioni riguardanti il settore lavorativo a cui viene applicato questo contratto.

Infatti nei settori turistico, dei pubblici esercizi e anche dello spettacolo il limite temporale non viene applicato.

Entrambe le parti devono inoltre sapere che, superato tale limite il contratto si può trasformare direttamente a tempo pieno ed essere indeterminato.

Dal punto di vista retributivo spetta per chi lavora a chiamata, la medesima paga all’ora che spetta a coloro che svolgono lo stesso lavoro ma con contratti diversi e a tempo pieno.

Cessazione contratto a chiamata

Le fattispecie del licenziamento

Anche chi lavora a intermittenza può subire il licenziamento.

Sono infatti previste delle clausole che ricalcano in maniera fedele le norme che regolano il licenziamento nelle altre tipologie contrattuali.

Infatti esiste il licenziamento per giusta causa e quindi immediato, oppure con il classico preavviso dove però si allega tutta la documentazione che giustifica il motivo di tale provvedimento.

Si può anche venire licenziati senza giusta causa quando ad esempio si rifiuta di rispondere alla chiamata al lavoro se ad esempio nel contratto era previsto l’obbligo di rispondere.

Quindi non presentandosi sul luogo di lavoro, il datore si ritrova anche nelle condizioni di poter risolvere il contratto immediatamente e senza che ci possa essere nessuna forma di appello.

Hai mai lavorato con un contratto a chiamata?
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Dimissioni: come fare

Oltre al licenziamento si può osservare anche il lato del lavoratore che ad esempio può troncare il rapporto lavorativo, sempre attenendosi alle regole vigenti.

Queste corrispondono ovviamente a quelle presenti negli altri contratti, ma bisogna sempre distinguere se si tratta di lavoro determinato o indeterminato.

IndeterminatoDeterminato
Bisogna dare il preavviso e lo si può fare in qualsiasi caso.In questo caso c’è una scadenza naturale che non si può derogare.
Questo preavviso non ha più valore se sussiste la giusta causa per licenziarsi che va motivata e spiegata.Ma se ci si volesse dimettere prima in quel caso si deve pagare una sorta di risarcimento che richiederà il datore di lavoro.

Contratto a chiamata e contributi

Nel contratto a chiamata e contributi si applicano le medesime norme riguardo alla retribuzione come avviene per coloro che sono assunti con forme contrattuali standard.

Se però rapportiamo questa tipologia contrattuale con il tema pensionistico?

Si parte dal principio che essendo di tipo subordinato è il datore di lavoro che versa i contributi proporzionalmente alle ore svolte.

Siccome si parla di intermittenza lavorativa, i contributi non vengono maturati con sequenza stabile e continuativa; per cui quando è nel periodo di disponibilità può accedere alla retribuzione volontaria, quindi integrare la propria pensione.

L’INPS gestisce ciò che riguarda i contributi e il TFR.

Disoccupazione e contratto a chiamata

Trattamento a fine rapporto per il contratto

Anche in questa forma contrattuale è previsto il TFR che viene maturato in proporzione alle ore di lavoro che si effettuano.

Quindi il TFR per il contratto a chiamata, tiene conto del lavoro svolto da un punto di vista temporale, da un soggetto in un’azienda.

Questo naturalmente è corrisposto quando finisce l’attività e cioè termina il contratto, quindi si vengono a creare le situazioni di:

  • Venire licenziati o essere licenziati;
  • Dimettersi;
  • Andare in pensione.

Nel caso di disoccupazione

Una caratteristica importante riguarda anche la possibilità di non sovrapporre la retribuzione prevista con eventualmente altre indennità che si ricevono dallo stato.

Infatti si può per esempio ricevere la Naspi (l’indennità di disoccupazione) e contemporaneamente poter essere assunto con questa tipologia contrattuale a chiamata.

La compatibilità tra queste due misure sussiste per il fatto che entrambe rappresentano delle misure rivolte al concetto di reinserire lavorativamente e sostenere economicamente dei soggetti svantaggiati o comunque senza lavoro.

Hai mai pensato di integrare la tua pensione per i giorni nei quali non hai lavorato?
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Distinzione caratterizzato dalla disponibilità o meno

Nel lavoro a chiamata bisogna però fare un’importante distinzione che riguarda se è caratterizzato dalla disponibilità o meno:

Senza indennità di disponibilitàCon indennità di disponibilità
In questa situazione la Naspi è sospesa durante i giorni in cui si effettua il lavoro: essa infatti può essere cumulata con la retribuzione che deriva dal lavoro a intermittenza, basta che questo non superi 8.000 euro in un anno.

 

Questo è il caso in cui la Naspi non trova sospensione e rimane comunque cumulabile con un reddito da lavoro derivante dal lavoro a intermittenza; però è sempre valido il limite di 8.000 euro all’anno che comprendono anche l’indennità di disponibilità.

Il lavoratore quindi è obbligato alla comunicazione all’INPS di essere stato assunto con contratto a chiamata e specificare anche quanto prevede di guadagnare in un anno.

Questa comunicazione va fatta entro 30 giorni da quando viene sottoscritto il contratto.

L’INPS a questo punto provvederà a fare i calcoli necessari, in considerazione della presenza della Naspi, la quale può venire integrata o sospesa e calcolare anche i conguagli che devono essere eventualmente effettuati a fine anno.

Francesca Lombardi / Caporedattore
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Commento: 5
  1. Carlo

    Per questa tipologia del contratto ci sono dei limiti di età?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      In realtà questo contratto si può stipulare con persone che non superano i 25 anni, o con età che è oltre i 55 anni: questo perchè rappresenta una misura di reinserimento lavorativo.

      1. Bruna

        Io ho 35 anni. Ed ho un contratto a chiamata
        Ce qualcosa che mi sfugge?

  2. Cesare

    Sono un datore di lavoro. nei casi in cui i miei dipendenti esercitino il diritto di sciopero, posso eventualmente ricorrere al contratto a chiamata?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      No, è una possibilità che non è ammessa senza nessuna giustificazione.

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