<link rel="stylesheet" href="//fonts.googleapis.com/css?family=Roboto%3A400%2C400i%2C700">Convalida dimissioni volontarie per giusta causa — fac simile, ispettorato del lavoro milano e per pensionamento
Convalida dimissioni

CAMBIO LAVORO: GUIDA RAGIONATA ALLE DIMISSIONI

Al di là dello scontro di opinioni – spesso radicalmente opposte tra loro – in merito alla sua presunta o reale efficacia, l’approvazione di una legge apicale per il mercato del lavoro come quella sul reddito di cittadinanza ha riportato in auge il dibattito sui diritti e i doveri dei lavoratori.

Parte introduttiva

E ciò ha automaticamente innescato una serie di botta e risposta sul medesimo argomento da parte dei vari attori politici e sociali coinvolti.

In questa fase storica, con i gravi problemi occupazionali che affliggono il nostro paese, la discussione si è giocoforza concentrata su come ottenere e soprattutto mantenere un posto di lavoro.

E d’altronde, anche la giurisdizione in merito è molto più corposa rispetto ad altre problematiche affini al medesimo tema.

Ma cosa succede, a livello normativo, nel momento in cui il lavoratore (impiegato per un’azienda pubblica o provata, in quest’ottica non fa alcuna differenza) manifesta il desiderio di abbandonare – ovviamente rispettando i termini di preavviso e gli altri obblighi sanciti dai contratti individuali e/o collettivi – il proprio posto di lavoro, oppure vi è costretto da cause di forza maggiore?

Le dimissioni per la Legge Italiana

Chiariamo innanzitutto un punto importante. Il diritto alle dismissioni di uno status occupazionale definito, ovvero la facoltà riconosciuta a un lavoratore di rinunciare volontariamente a un contratto d’impiego, è regolato da leggi redatte ad hoc.

In particolare, secondo la normativa più recente, si fa riferimento all’art. 26 del d.lgs. 151/2015, entrato in vigore il 12 marzo 2016.

In base a questo articolo, chiunque intenda presentare revoca del vincolo lavorativo che lo lega a una determinata azienda (sia essa statale o privata) è obbligatoriamente vincolato al perfezionamento della propria domanda mediante una serie di passaggi da effettuare sul portale www.clicklavoro.gov.it, diretta emanazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Alcuni dati rivelatori

Nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2017 – ultima statistica disponibile – www.clicklavoro.gov.it ha registrato quasi 7 milioni di sessioni di autenticazione, ricerca, consultazione o accreditamento.

Il servizio è stato erogato a beneficio di utenti collegati da tutta Italia. Le città di provenienza più assidue, dati alla mano, sono le seguenti:

CittàNumero di accessi
Roma437.548
Milano418.741
Torino129.067
Napoli125.072
Bologna76.644
Firenze74.976
Palermo72.884
Catania58.193
Bari47.896
Non localizzabili in quanto collegati a un account GMail227.656

Interpretazione dei dati

Come si evince da questa statistica, gli uffici territoriali deputati a gestire le problematiche inerenti il lavoro localizzati a Roma dovrebbero essere i più sollecitati d’Italia e di gran lunga quelli più frequentati del Centro-Sud.

Mentre per l’ispettorato del lavoro di Milano la convalida dimissioni è una pratica evasa in misura pressoché analoga a quella della Capitale, pur essendo il capoluogo lombardo molto meno popoloso.

Che sia un indice del proverbiale dinamismo della città meneghina, anche per quanto riguarda il mondo del lavoro, oppure il sintomo di un disagio occupazionale che andrebbe quantomeno approfondito, è un dubbio che spetta alle autorità competenti dirimere.

Diffidare dalle imitazioni

È importante tenere presente i termini di questa procedura per almeno due motivi:

  1. In primis, perché essa non si può considerare espletata in tutte le sue parti senza aver seguito alla lettera questo protocollo, che prevede anche il successivo inoltro dei moduli compilati online alla Direzione Territoriale del Lavoro avente giurisdizione nella zona ove il richiedente è impiegato;
  2. E in seconda istanza perché, malgrado in rete girino numerose versioni di moduli formali di rinuncia al vincolo contrattuale con l’ente o l’azienda di cui si è dipendenti, più o meno precise e accurate, solo quelle effettuate presso il summenzionato sito ministeriale hanno valore giuridico.

I rischi connessi all’utilizzo di fac simili

Se, al contrario, si fa utilizzo di un fac simile di convalida dimissioni scovato su Internet, si rischia di vedersi impugnare la richiesta dall’ufficio legale del proprio luogo di lavoro.

Ciò può comportare, come immediata conseguenza, l’annullamento della richiesta, con la prospettiva di dover ricominciare l’iter da capo.

Un’eventualità, quest’ultima, che potrebbe causare non pochi problemi a coloro che – ad esempio per ragioni di trasferimento o di salute – hanno bisogno di terminare il procedimento in tempi brevi.

La rinuncia volontaria al posto

La convalida di dimissioni volontarie è di gran lunga la prassi più frequente con cui un lavoratore non autonomo chiede di revocare il contratto che li vincola reciprocamente.

Fatta salva la già citata necessità di avanzare la procedura a mezzo telematico come sopra illustrato, il lavoratore dipendente ha la possibilità di seguire due opzioni, non gerarchizzate tra loro:

  1. Può infatti procedere in maniera autonoma, chiedendo presso un ufficio INPS l’assegnazione di un PIN dispositivo, necessario ad accedere all’area del sito dedicata a tali operazioni, in modo tale da seguire l’iter in prima persona;
  2. Oppure può farsi seguire nel suo percorso, tramite una procedura assistita, da uno degli intermediari autorizzati a eseguire queste operazioni. Tali intermediari devono necessariamente rientrare nelle seguenti categorie.

Le categorie

  • Ispettorato del lavoro con competenza territoriale nella zona di occupazione del lavoratore;
  • Consulente del Lavoro;
  • CAF e patronato;
  • Ente bilaterale paritetico formato da rappresentanti sindacali e rappresentanti dei datori di lavoro.

Convalida dimissioni infografica

Casi speciali

Sono esentati dall’obbligo di procedere all’esercizio delle dimissioni volontarie per convalida a seguito di procedura online i lavoratori che si trovano nelle seguenti condizioni:

  • Coloro che presentano domanda presso sedi riconosciute come protette, quali ad esempio Commissioni di Conciliazione e Commissioni di Certificazione;
  • Coloro che stanno svolgendo un periodo di prova presso il datore di lavoro;
  • Coloro che sono inquadrati come collaboratori domestici;
  • Coloro che sono inquadrati come lavoratori marittimi;
  • Coloro che sono inquadrati all’interno della P.A. o di enti a essa afferenti;
  • Donne che usufruiscono di congedo per maternità, per i primi tre anni di vita del nascituro. Per questa specifica categoria, è contemplata una verifica tramite ispettori ministeriali.

Diritti e doveri a domanda inoltrata

Al latore della domanda è concesso un periodo di tempo massimo per il perfezionamento della sua posizione, generalmente stimato in 7 giorni.

Quale ulteriore tutela a vantaggio del richiedente, nel corso di questo intervallo temporale è possibile esercitare un diritto inalienabile di revoca unilaterale della domanda.

Tale unilateralità obbliga il datore di lavoro ad accettare la richiesta di revoca, sempre che non vi siano ravvisate irregolarità o negligenze.

Detto in altri termini, l’ordinamento giuridico italiano accorda al lavoratore dimissionario una settimana di tempo per eventuali ripensamenti, prima che la convalida delle dimissioni divenga esecutiva.

Garanzie per le aziende

Parallelamente, sono previste delle forme di garanzia a vantaggio della controparte, volte soprattutto a evitare traccheggiamenti e/o procrastinamenti ingiustificati.

Nello specifico, se entro una settimana esatta dalla richiesta di svincolo si constata che la procedura non è stata ultimata e/o realizzata correttamente, il richiedente deve essere sollecitato a effettuare tempestivamente le eventuali integrazioni e/o rettifiche.

In caso di inadempimento, l’azienda può contestare l’assenza ingiustificata del suo dipendente e ricorrere alle sanzioni disciplinari previste dalle leggi vigenti, che possono contemplare anche il licenziamento per assenza ingiustificata.

Definizione delle tempistiche inerenti il preavviso

Una forma ulteriore di tutela pensata a beneficio dell’azienda riguarda le modalità e soprattutto i tempi di inoltro della richiesta.

In termini generali, la domanda di dimissioni volontarie deve essere presentata entro una certa data antecedente la decorrenza della dismissione della prestazione d’opera programmata dal richiedente.

Questo intervallo costituisce un preavviso minimo standard e obbligatorio, utile all’azienda per effettuare una riorganizzazione del proprio organigramma e sopperire alla futura dismissione del dipendente.

Convalida dimissioni volontarie

Ulteriori variabili

Le tempistiche del preavviso non sono predeterminate in maniera uniforme per tutte le tipologie di lavoratori, ma dipendono da una moltitudine di fattori.

Tra questi, i più importanti sono l’inquadramento del lavoratore all’interno dei quadri aziendali, le sue mansioni e il periodo di tempo trascorso alle dipendenze dell’azienda.

Proprio per questo motivo, l’art. 2118 del Codice Civile parla genericamente di “termine e […] modi stabiliti dagli usi o secondo equità”.

Regolamentazioni

Ciò malgrado, la Legge Italiana contempla lo svincolo dal lavoro senza alcun tipo di preavviso, nei casi in cui si configuri una “giusta causa” che legittimi l’allontanamento volontario del lavoratore dal proprio impiego.

Perché si configuri una situazione che conduca al procedimento di convalida dimissioni per giusta causa, devono verificarsi gravi inadempienze o comportamenti non congrui da parte di un superiore del dipendente o direttamente dei quadri dirigenziali.

Più precisamente, secondo l’ art. 2119 del Codice Civile prevede la liceità della giusta causa solo in presenza di comportamenti di tale gravità da far decadere ogni condizione necessaria alla continuazione del rapporto di collaborazione.

La giusta causa

In questi casi, la persona contrattualizzata non è tenuta a concedere alcun periodo di preavviso.

Tra le cause principali di dimissioni per giusta causa figurano:

  • un comportamento gravemente ingiurioso e/o diffamatorio di un superiore nei confronti di un dipendente;
  • la mancata o ritardata retribuzione;
  • molestie o mobbing;
  • il mancato versamento dei contributi;
  • l’ingiustificato demansionamento e la richiesta di compiere atti non consentiti dalla Legge.

Come procedere

Le modalità per procedere alle dimissioni per giusta causa hanno i medesimi contorni e seguono lo stesso tragitto della richiesta volontaria di abbandono del lavoro.

Anche esse, infatti, devono essere espletate per via telematica. Il richiedente non è tenuto a comunicare immediatamente al datore di lavoro il motivo della sua richiesta, ma deve comunque ultimare la procedura entro i tempi previsti dalla legge, durante i quali gli è comunque garantito il diritto di revoca.

Nel momento in cui le dimissioni diverranno esecutive, al lavoratore dovranno essere riconosciute tutte le spettanze rimaste in sospeso a partire dalla presentazione della domanda.

Tra queste figurano ferie e permessi, mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima) e TFR.

 Escludendo motivi di salute o ricchezze improvvise, quale evento o comportamento potrebbe spingerti a presentare immediata richiesta di dimissioni dal tuo attuale lavoro?
RISPONDERE

Presentazione delle dimissioni prima del pensionamento

Infine, per quanto possa apparire un paradosso, anche per andare in pensione è necessario ricorrere alla presentazione di regolari dimissioni, come se si stesse abbandonando un posto di lavoro.

È quanto stabilito dalla cosiddetta Legge Dini del 1995, che a sua volta aveva recepito e perfezionato la Legge Amato del 1992.

In poche parole, l’ordinamento giuridico attuale prevede che, affinché l’avvio del trattamento pensionistico abbia luogo, le due parti – il prestatore d’opera e colui che beneficia delle mansioni svolte da quest’ultimo e in base a esse lo retribuisce – devono certificare la fine del rapporto contrattuale che li lega attraverso la richiesta di rinuncia al posto di lavoro e la sua successiva accettazione.

Lasciapassare per la pensione

Per ottenere la convalida delle dimissioni per pensionamento, è necessario seguendo la stessa procedura dei casi di specie sopra menzionati, accedendo al sito www.clicklavoro.gov.it.

Inoltre, anche al futuro pensionato è fatta richiesta di rispettare dei tempi di preavviso, i quali – salvo diverse disposizioni previste dal CCNL di riferimento – possono variare tra i 30 e i 60 giorni, a seconda dell’anzianità di impiego del lavoratore.

Se non si rispettano questi termini, si rischia di incorrere in una trattenuta sull’ultima busta paga corrispondente all’ammontare della retribuzione spettante al lavoratore nei giorni di preavviso non concessi.

Convalida dimissioni volontarie

L’eccezione Quota 100

Vale la pena ricordare che l’ottenimento della pensione non impedisce al cittadino di continuare a lavorare, anche presso lo stesso datore di lavoro, ovviamente con un altro inquadramento contrattuale.

Fanno eccezione solamente coloro che decidono di godere della pensione tramite la modalità ribattezzata Quota 100. Solo in presenza di tale fattispecie, la Legge vieta espressamente ogni forma di cumulo tra pensione e reddito derivante da lavoro.

Secondo te quali sono le categorie di lavoratori che godono dei maggiori privilegi?
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Francesca Lombardi / Caporedattore
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Commento: 8
  1. Linda

    Buongiorno. Sto lavorando come cameriera ma non ce la faccio più. Ho un contratto ma per me il lavoro è troppo faticoso e non mi trovo bene. Mi posso licenziare?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      Buongiorno Linda. Tra le motivazioni alla base delle di dimissioni per giusta causa rientra anche la mancata o ritardata retribuzione. Pertanto, lei è nel diritto di chiedere il licenziamento per giusta causa senza che nessuno si possa opporre

  2. Linda

    Chi mi può aiutare per fare il licenziamento? E tra quanto posso rimanere a casa dal lavoro?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      Le dimissioni devono essere inoltrate per via telematica ed è possibile non discutere le cause della propria scelta nel dettaglio con il proprio datore di lavoro. Dato che lei è nel diritto di chiedere il licenziamento per giusta causa, non dovrà e rispettare alcuna tempistica di preavviso prevista dal suo contratto quindi una volta inoltrate le dimissioni online potrà rimanere a casa dal lavoro.

  3. Alessandra

    Salve. Lavoro per un’impresa di pulizie ma non mi pagano da mesi. Posso licenziarmi?

    1. Francesca Lombardi (автор)

      Buongiorno Alessandra. Ha un regolare contratto di assunzione?

  4. Alessandra

    Si, a tempo indeterminato

    1. Francesca Lombardi (автор)

      Questa situazione è similare alla precedente e anche lei, signora Alessandra, rientra nel diritto di chiedere il licenziamento per giusta causa. Le dimissioni dovranno essere presentate per via telematica e non ci sarà alcun tipo di ripercussione sulle sue attività lavorative future e da parte del suo attuale datore di lavoro

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